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Lingua Araba e dialetti: l’eterna discussione

 

E’ uscito da poco in Italia il libro “La sciabola e la virgola” di Chérif Choubachy (ma come traslitterano gli editori? ndr), Obarrao edizioni. Già il sottotitolo è un programma: “La lingua del Corano è all’origine del male arabo?”. L’autore, scrittore e giornalista egiziano, è stato anche viceministro della Cultura, ma ha dovuto dimettersi per aver scritto questo libriccino. Nel quale, in breve, sostiene che 1) considerare l’arabo classico una lingua sacra non risponde ad alcuna logica. 2) L’arabo classico ormai è desueto, morto, immobile da secoli e secoli, mentre i dialetti sono lingue vive. 3) L’arabo è troppo difficile, gli studenti non riescono a impararlo e ciò penalizza il livello di istruzione dei giovani e quindi della società. Secondo l’autore, quindi, l’immobilismo linguistico è “una sorta di prigione ove il genio arabo sottomesso e rinchiuso fra le sue pareti si spegne”. Che ne pensate? Val la pena leggerlo, se non altro per il coraggio del suo autore.

PS: come qualcuno non ha capito, qui si vorrebbe parlare di lingua araba e non di religione. I commenti, se non offensivi, si pubblicano comunque.

2 Responses to “Lingua Araba e dialetti: l’eterna discussione”

  1. sandra Says:

    Considerazioni in parte condivisibili, credo. Tuttavia, l’arabo scritto è uno solo, o sbaglio? e coincide con l’arabo classico, quello del corano. E’ pur vero che la lingua parlata è quella più viva, ma proprio perchè non scritta, potrebbe essere più a rischio. Però essendomi avvicinata da poco all’arabo, sono pronta a qualsiasi smentita! (sandra)

  2. Vince Di Caro Says:

    In effetti l’arabo standard già non è facilissimo, figuriamoci quello classico. Però se si scegliesse di promuovere le forme dialettali non ci troveremmo più a studiare l’arabo come elemento unificante di numerosi paesi ma diversi dialetti. Così si sentirebbe comunque la necessità di una lingua franca.

    V

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